MANIFESTO DELLA CORRENTE PER UN’ECOLOGIA UMANA

PREMESSA

Come membri della Corrente per un’Ecologia Umana, condividiamo il riconoscimento di un profondo bisogno di riorientamento e ricostruzione della società e delle sue istituzioni, che riguarda le forme di vita in comune e i modi di sviluppo. Infatti noi osserviamo sul nostro pianeta una progressiva alterazione delle condizioni di una vita pienamente umana, e questa alterazione è legata a un continuo deterioramento della qualità e della fertilità degli ambienti culturali e naturali. Abbiamo anche constatato che la preoccupazione per l’ambiente non è recente. Per decenni la questione ecologica è stata discussa: essa ha ispirato molteplici politiche pubbliche e conferenze internazionali, ha generato la produzione di standard ambientali in campo economico e ha ampiamente alimentato la cultura occidentale. Nonostante questi sforzi, i risultati sono stati mediocri: la presenza di un discorso ecologico seppur vivace, non è stato sufficiente per ostacolare il degrado ambientale.

Per noi, questa situazione deriva da un’errata valutazione delle priorità. La principale sfida ecologica è la persona umana, la sua dignità e integrità. Il disastro ambientale è una conseguenza della violenza fatta all’uomo. Il risultato è un’insidiosa escalation del primato dell’avere sull’essere, una predominanza della prestazione sulla relazione e la riduzione della libertà al mero compimento dei desideri individuali.

Mentre si moltiplicano gli stimoli futili, molte persone sperimentano una perdita di significato nelle loro vite e si sentono impotenti quando si tratta di orientare la loro libertà.

Immediata traduzione di questo danno alla persona umana, è il fatto che il suo ambiente naturale viene considerato con disprezzo. Quando anche l’uomo viene considerato come una risorsa da sfruttare, la natura viene considerata come mera fonte ricchezza da spremere senza limiti.

Il cuore della questione ecologica è quindi il posto degli esseri umani nell’orientamento della nostra società: i nostri sistemi di governance se disumanizzati diventano procedurali.

Tuttavia, la complessità del mondo, contrassegnata da un doppio movimento di globalizzazione e specializzazione, richiede il contributo di ciascuno per guidare la propria vita e per contribuire con gli altri al bene comune. In un contesto di crescente interdipendenza tra gli esseri umani, tra i popoli, tra gli esseri viventi, ogni persona ha bisogno di sperimentare questa responsabilità personale: ne va della sua dignità. Ognuno può sentirsi  realizzato solo scoprendo come vivere insieme nell’ambiente che è il nostro bene comune. Costruire la fiducia nell’uomo e negli uomini è un aspetto essenziale della strada da percorrere.

Con la Corrente per un’ecologia umana, proponiamo di mettere il bene della persona umana al centro degli obiettivi e delle decisioni della nostra società.

Questa ambizione deve essere basata su una proposta antropologica e su una visione dell’uomo e della società, che includa un’armonia di rapporto tra uomo e natura: questo è l’oggetto di questo manifesto. Da ciò, seguono i principi essenziali che devono guidare una trasformazione della società, da parte dell’uomo e per l’uomo.

 

PERCHÉ AGIRE? L’UOMO RESPONSABILE DEL SUO AMBIENTE

L’essere umano vive in un ambiente le cui dimensioni sociali e naturali sono strettamente collegate. Esse devono essere considerate nelle loro interazioni e nella loro unità. La distinzione tra sfera sociale ed economica da una parte, e sfera ambientale e naturale dall’altra, è un riduzionismo che noi rifiutiamo. L’uomo vive e agisce in un’unica biosfera, di cui è partecipe: l’abbraccio tra dimensioni sociali e naturali costituisce il nostro ambiente di vita, così come viene percepito dalla coscienza umana.

L’attività degli uomini è destinata a plasmare questo ambiente per rendere la vita più sicura e più giusta, in altre parole migliore. Ma ciò può anche causare forme di degrado che alla fine rendono la vita umana più difficile e talvolta impossibile. L’ambivalenza che segna l’azione dell’Umanità, ci rende responsabili di tutto questo.

Noi affermiamo che le complesse relazioni tra gli esseri umani e il loro ambiente debbano guidare la vita degli uomini, il suo dispiegamento e la sua qualità. Si definisce così la pietra angolare che consente di costruire un’ecologia umana:

  • “Ecologia”: nel senso che il discorso (logos), su questa casa comune (oikos) che forma l’ambiente sociale e naturale, deve tenere conto delle molte interazioni che favoriscono o danneggiano la vita.
  • “Ecologia umana”: perché è a partire dall’esperienza concreta della vita che tutti gli esseri umani condividono e dalla consapevolezza che ne hanno, che possono determinarsi le condizioni civiche e politiche favorevoli allo sbocciare della vita, scopo ultimo dell’attività umana.

Dobbiamo quindi tenere in considerazione, sia le conseguenze naturali delle nostre attività sull’ambiente, la qualità dell’aria e dell’acqua, l’equilibrio o la diversità dei viventi, che le conseguenze sociali di esse sulla famiglia, l’appartenenza a un popolo e alla sua storia, il territorio e il tempo da condividere, così come l’importanza delle lingue e delle diverse culture che offrono la possibilità di un discorso comune. Perché c’è « un tutto ». Sta a ciascuna generazione dare in eredità alle generazioni future, non solo un pianeta abitabile, ma anche punti di riferimento antropologici che favoriscano lo sviluppo di tutti.

Questa coerenza di visione caratterizza l’ecologia umana. È necessario dunque specificare le basi antropologiche.

 

IN NOME DI COSA AGIRE? UN’ANTROPOLOGIA ISPIRATRICE

Basare l’azione sulla persona umana

Noi affermiamo la necessità di prendere in considerazione « il bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini ». Tale è il punto di ancoraggio delle iniziative o delle politiche compatibili con un’ecologia umana. Tutti sono degni di essere rispettati e accolti per il solo fatto di esistere. Questo principio non subisce alcuna restrizione e, in quanto tale, ci consente di impostare con umiltà il nostro impegno. Il criterio ultimo che giustifica l’attività umana nel suo ambiente è quello di renderlo favorevole allo sviluppo della vita di ogni persona vivente, presente e futura.

  • Per l’uomo nella sua interezza. La Corrente si ispira a « un’antropologia a 360 gradi » che abbraccia l’essere umano in tutte le sue dimensioni e che promuove l’adempimento della sua vita.

In particolare, consideriamo di pari dignità le tre dimensioni attraverso le quali si manifesta la presenza dell’essere umano nel suo ambiente: fisica, intellettuale e spirituale. Non possiamo portarne via nessuna senza intaccare l’integrità e la libertà della persona. La dimensione spirituale, in particolare, qualunque sia la sua espressione, si apre alla possibilità del sacro, vale a dire di andare oltre il quadro definito esclusivamente dalla cultura umana. Essa rende possibile sfuggire alle determinazioni politiche, tecniche o utilitaristiche che renderebbero l’essere umano nient’altro che un mezzo al servizio di un fine esclusivamente materiale, e il suo ambiente un mero fornitore di risorse da utilizzare.

  • Per tutti gli uomini. Gli esseri umani sono fondamentalmente interdipendenti. Questa interdipendenza è attestata sin dalla procreazione. Fin dall’inizio e per tutta la sua vita, l’essere umano ha bisogno di altri per sopravvivere, per essere protetto, per conoscere e per svilupparsi. Il legame tra ogni persona e il suo ambiente è costituito dalle molteplici affinità e appartenenze, familiari e sociali, dagli impegni professionali, economici, politici o culturali che permettono a ciascuno di costruire la sua identità e di trovare le condizioni del suo appagamento e la sua libertà. Questo definisce la solidarietà della famiglia umana. Non può esserci un’autentica ecologia, vale a dire la preoccupazione per la casa comune, che escluda una parte di esseri umani ritenuti indegni di abitarla.

Questa affermazione antropologica è il fondamento della nostra azione. Essa resta aperta ad un approfondimento, a prendere in considerazione i contributi delle scienze umane e sociali, ad un’eventuale osservazione che voglia definire meglio il lavoro degli esseri umani, fisico, intellettuale o spirituale, destinato a rendere il nostro ambiente più favorevole alla vita.

Rendere l’ambiente sociale e naturale favorevole alla vita

La qualità dell’ambiente in cui vivono gli esseri umani promuove o inibisce il loro pieno sviluppo. Essa presuppone sette imperativi:

  1. condizioni di vita materiali decenti;
  2. una giustizia uguale per tutti ;
  3. libertà personale di espressione, azione e credenza;
  4. inserimento armonioso nel suo ambiente naturale;
  5. uguale accesso alla contemplazione estetica;
  6. partecipazione piena e intera alla responsabilità personale e collettiva circa il bene comune;
  7. la responsabilità di trasmettere alle generazioni future un ambiente di vita tale che i sei imperativi precedenti possano applicarsi anche a loro.

È necessario articolare questi sette imperativi con la necessità di mantenere relazioni interpersonali fiduciose, che possono essere espresse oggi nell’organizzazione democratica delle attività pubbliche. Tuttavia tali relazioni possono essere ostacolate da interessi privati ​​che le indeboliscono o tendono a imporre agli uomini una prospettiva utilitaristica e deterministica della loro vita.

Il nostro impegno per un’Ecologia umana ci porta a discernere senza apriorismi ciò che nell’attività umana favorisce o danneggia l’ambiente, rendendolo perciò fertile o sterile. L’ambiente sociale e naturale offre agli esseri umani diritti e responsabilità per se stessi, per gli altri esseri viventi e per quell’ambiente che non gli appartiene e che è un sistema complesso e fragile. La responsabilità dell’uomo verso la natura esige in particolare che essa sia rispettata, per non trasmetterla deformata e impoverita alle generazioni future. Lo stesso vale per il patrimonio culturale e per le strutture economiche che non possono sopportare le conseguenze future delle decisioni prese per soddisfare gli interessi del presente. Questa responsabilità per l’ambiente comune è il segno distintivo di una civiltà compiuta.

 

SECONDO QUALE PRINCIPIO AGIRE? LA PERSONA UMANA COME TERMINE DI PARAGONE

Per costruire insieme la nostra “casa comune” abbiamo bisogno di principi direttivi che rendano coerenti le azioni svolte. Questi principi non possono scaturire da progetti di « grandi architetti » o governanti che deciderebbero a nome degli abitanti della terra.

È invece l’azione di ciascuno che costruirà la casa comune. Ma occorre che tali azioni siano coerenti. Questa coerenza manca chiaramente nel mondo d’oggi, in particolare sulla questione ecologica. Questo, nonostante le numerose buone intenzioni, porta a risultati molto distanti dai principi.

Fedeli alla nostra antropologia ispiratrice, affermiamo che la “casa comune” debba esser costruita ad “altezza d’uomo”: occorre perciò sviluppare una prospettiva e dei principi di cui ciascun uomo possa appropriarsi per divenire architetto e costruttore dell’Ecologia Umana.

La Prospettiva: agire in vista del “bene comune”

C’è « bene comune » quando il bene personale cresce contribuendo al bene di tutti e quando il bene di tutti cresce mettendosi al servizio del bene personale. Questa è la ragione per cui riteniamo che l’impegno per una Ecologia umana implichi che l’azione personale si valorizza per il fatto stesso di contribuire al bene di tutti: qualunque impegno persegua ogni persona si perfeziona partecipando alla costruzione della Casa Comune.

Il senso del suo lavoro, per umile che sia, è di rendere questa Casa abitabile e accogliente.

Dunque è oggetto di convenienza il fatto di agire Ad Altezza d’Uomo, a partire da ciò che gli esseri umani vivono -percepiscono ed esperimentano concretamente: per esempio l’essere umano è un corpo sessuato, ha un tempo limitato, è fragile di fronte alle situazioni naturali, ha la prospettiva ineluttabile della morte. Se questa condizione è al centro dell’esperienza umana in quanto tale, le persone più fragili, che più delle altre dipendono da ciò che facilita loro la vita nel contesto sociale, hanno rispetto agli altri una dignità e un bisogno di attenzione e di considerazione.

Nello spirito dell’Ecologia Umana occorre rispettare tre priorità: quella dell’essere sull’avere, quella della relazione sulla performance e quella della responsabilità sull’interesse.

Il bene dell’uomo e di tutti gli uomini resta la Misura e la Ragione delle attività umane e della loro fecondità perché la persona umana non può mai esser trattata come oggetto, come un semplice mezzo e uno strumento da perfezionare: Ugualmente il suo ambiente non può esser depredato da qualcuno come una risorsa da consumare.

Tre principi per costruire la nostra “casa comune”

Noi vorremmo percorrere i seguenti principi: scegliere la « Benevolenza », riconoscere ciò che ci « appartiene in comune » e definire quali sono le azioni giuste secondo gli effetti sulle persone più vulnerabili

  1. Scegliere la « benevolenza »

essere benevolenti significa considerare il Bene, star attenti al Bene e agire per il Bene: noi affermiamo che ogni uomo è capace di Bene. Questo non significa che ogni atto sia « naturalmente buono » ma che la capacità di Bene è iscritta nella condizione umana come lo è la ragione. La « benevolenza » consiste allora nell’osservare (nel partecipare) al nostro ambiente sociale e naturale a partire da questo postulato. Essa implica perciò lucidità e realismo.

La scelta della benevolenza permette di scoprire soluzioni differenti da quelle fondate sui giudizi di valore, sulle classi o sulle categorie dai quali sono prodotte spaccature tra vincenti e perdenti, buoni e cattivi, puri e impuri; la benevolenza non esclude il confronto ma premette la capacità comune di Bene come il principio che avvicina e lega le persone mentre i pregiudizi le allontanano e dividono. Nell’incontro interpersonale la benevolenza permette un onesto discernimento e un riconoscimento dei punti d’intesa e di divergenza.

  1. Riconoscere ciò che ci « appartiene in comune »

Noi affermiamo la necessità, per tutti gli uomini, di rinnovare il loro desiderio di costruire una società collegata alle possibilità loro offerte dalla natura e di stabilire permanentemente le regole di questa vita in società. Per esempio oggi alcune risorse diventano oggetto di un’appropriazione privata a detrimento di altri esser umani mentre le risorse vanno possedute sviluppate o semplicemente gestite insieme. Questo è l’unico modo per cui si può costruire un ambiente sociale e naturale favorevole alla vita.

Noi potremo costruire la nostra Casa comune riconoscendo ciò che ci appartiene e che  dobbiamo coltivare insieme; ciò significa superare le forme politiche secondo le quali gli Individui devono occuparsi solo dei loro interessi individuali mentre lo Stato (ed i suoi esperti) o il Mercato (e la sua mano invisibile) hanno l’esclusiva nell’orientare la vita collettiva.

Noi affermiamo al contrario che chiunque deve prender la sua parte di responsabilità nella gestione di ciò che ci appartiene, a cominciare dall’ambiente naturale che ci è affidato come nostro ambito di vita.

Pensiamo quindi che la politica debba fondarsi sull’impiego di forme intermedie di comunità, animate da una cultura della responsabilità e della partecipazione e capaci di una corretta articolazione con lo Stato e il Mercato. Questa prospettiva è autenticamente politica.

  1. Agire a partire dai più deboli

Il fatto di tener conto della Vulnerabilità nell’azione comune è un indice del grado di sviluppo di una civiltà.

Dal momento che la Vulnerabilità è parte intrinseca della condizione umana l’ambito culturale non può evitare di rispettare ogni persona, qualunque siano le imperfezioni e gli errori. Noi rinneghiamo  le politiche  che si situano a livelli astratti sopravvalutando le capacità umane e sognando uomini perfetti. Al contrario è a partire dalla persona più fragile e dall’effetto su di essa che si definisce un’azione attenta alla Ecologia Umana. In tal senso la famosa formula « i poveri sono i nostri maestri » riveste tutta la sua forza.

È solo tenendo conto delle difficoltà dei più fragili che si realizza pienamente il bene comune senza esser confuso con lo star bene di privilegiati soddisfatti.

Questo è il principio per cui le conseguenze delle decisioni private e pubbliche sulle persone più fragili sono al centro delle preoccupazioni di una politica giusta: nello stesso modo in cui prendiamo sul serio il rischio di considerare la natura come una pura e semplice riserva di materie prime, così siamo preoccupati del rischio di un determinismo tecnico, fondato sul rifiuto della fragilità umana, che pretende di creare un uomo nuovo  onnipotente invulnerabile e immortale, prodotto per soddisfare gli interessi delle potenze economiche o per istinto di dominio.

 

COME AGIRE? APRIRE SENTIERI

Molte iniziative sono state sviluppate e numerose soluzioni sono state sperimentate nel mondo contemporaneo per affrontare le sue difficoltà e sfide.

Tuttavia spesso sono state gestite indipendentemente le une dalle altre, e a volte in contrasto: abbiamo bisogno di una visione unitaria delle interazioni tra le azioni umane, in modo da metter in relazione le iniziative e le idee, gli impatti e gli effetti reciproci sul nostro ambiente culturale e  naturale.

La Corrente per un’Ecologia Umana ha la vocazione di incoraggiare le iniziative che contribuiscono al bene dell’Uomo e di tutti gli Uomini, secondo i principi antropologici dettati precedentemente. Perciò rivendichiamo questa visione coerente che pone la vita umana come Misura e come Fine e che permette un’azione, sul nostro ambiente, nello stesso tempo umile ed esigente.

Per contribuire a sviluppare l’Ecologia Umana i nostri membri si impegnano a tre livelli:

1) operano cambiamenti personali nei loro stili di vita;

2) lavorano insieme per iniziare o sviluppare iniziative per l’Ecologia Umana;

3) si collegano ad altre persone o organizzazioni per incoraggiare, sostenere e collaborare mutamenti di strutture politiche-sociali-economiche necessarie a promuovere una società indirizzata all’Ecologia Umana.

In tal senso noi abbiamo un orizzonte molto vasto, a partire dalle iniziative che si svilupperanno nel tempo incarnate nell’azione dei nostri membri.

Desideriamo incoraggiare coloro che contribuiscono con le loro idee ed azioni a costruire un ambiente culturale e naturale nello spirito di un’autentica Ecologia Umana: se è vero che tutti gli ambiti delle attività umane sono coinvolti, è pur vero che occorre metter in relazione le iniziative con la visione della nostra Casa Comune, più che moltiplicare le iniziative.

Non pretendiamo di sostituirci ad alcuna organizzazione economico-sociale o politica, anzi siamo contenti della crescita delle iniziative e alla loro capacità di contribuire al Bene.

Da parte nostra, abbiamo tre linee guida: incoraggiare l’espressione della persona umana nella sua integralità, promuovere iniziative, proporre una lettura critica delle attività che interferiscono sull’ambiente culturale e naturale.

  1. Incoraggiare l’espressione della persona umana nella sua integralità

Partendo dalle tre dimensioni della persona umana (fisica – intellettuale e spirituale) la Corrente accoglie le credenze personali nel rispetto di ciascuno. Credenti e non-credenti possono ritrovarsi e dialogare senza bisogno di nascondere questo aspetto della loro identità. Accogliamo le affermazioni confessionali che sono parte integrante del percorso umano di ciascuno. Non riteniamo invece che i discorsi che amputano volontariamente questa dimensione siano in grado di costruire una Casa Comune.

  1. Promuovere iniziative che coinvolgano le persone a tutti i livelli

Nella misura in cui le iniziative sono ancorate all’esperienza delle persone e sono nella direzione di un’Ecologia Umana, esse sono da noi sostenute una lettura critica delle attività che interferiscono sull’ambiente culturale e naturale e che rischiano di renderlo invivibile.

  1. Proporre una lettura critica delle attività

Se noi non crediamo che il nostro ambiente di vita possa esser definito e pianificato da chi prende le decisioni e si ritiene onnisciente, dobbiamo apportare un giudizio critico sulle decisioni pubbliche o private per valutarne gli effetti sull’Ecologia Umana. Non crediamo alla trasformazione del mondo dall’alto, cioè a partire dalle decisioni di esperti. Crediamo invece nella possibilità per ogni persona di un cammino di cambiamento, diverso in ogni contesto. Un cammino per rispondere meglio alle proprie e altrui aspirazioni.

Tuttavia sarebbe irragionevole credere che la gestione del nostro ambito sociale e naturale sia solo il risultato di iniziative locali: è quindi giusto anche il fatto di utilizzare il sapere e le competenze degli esperti.

Allo stesso tempo una costruzione armoniosa della nostra CASA Comune necessita di coordinarsi a dei fattori spaziali e temporali più estesi dei problemi locali. Così noi desideriamo una vera Sussidiarietà che conferisca alle decisioni locali la possibilità di impegnarsi anche per decisioni più vaste sul piano nazionale e internazionale.

In linea generale né la presa in carico da parte dello Stato del compito di coordinare le iniziative, né il ricorso alla proprietà privata o al mercato possono legittimare la disaffezione delle persone a riguardo della cosa pubblica. Al contrario le persone devono sempre mostrare una responsabilità vigilante a riguardo del bene comune e della sua trasmissione.

Incoraggiamo di conseguenza le iniziative integrative che coagulano le persone comuni agli esperti di settore. Questo connubio permette di creare degli impegni veramente efficaci dove la chiave di volta è sempre quella di perseguire il Bene Comune.

 

Traduzione di Federica Larghi e Walter Minola

 

Riferimenti per chi volesse approfondire:

  • MANIFESTO DELLA CORRENTE PER UN’ECOLOGIA UMANA
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Courant pour une écologie Humaine

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